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Fare arte a Milano in un ex colorificio, tra un ferramenta e un Doner Kebab

Abbiamo parlato con i curatori dello spazio Il Colorificio della loro ultima mostra e della fatica di stare dietro all'arte contemporanea.

Francesco Sileo

Lo spazio progetto Il Colorificio presenta Exhausted, prima mostra personale in Italia dell'artista greco Vasilis Papageorgiou, a cura di Nicolas Vamvouklis, in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery. La mostra ha inaugurato lo scorso 24 Giugno e rimarrà visitabile fino al 10 settembre.

Si tratta del terzo progetto espositivo per il neonato spazio milanese dopo l'apertura con Failing Forward del Collettivo IOCOSE, a cui era seguita Phantasm installazione immersiva dell'artista di nazionalità turca e danese Deniz Eroglu.

Exhausted richiama la stanchezza ironica e paradossale dell'artista di soli 26 anni, ma già stanco di un sistema che chiede troppo in termini di produttività che sceglie il formato dello retrospettiva (paradossale alla sua età) per riflettere sulla sua produzione passata.
Partendo da un immaginario legato a contesti urbani e periferici, Papageorgiou presenta pezzi di un'automobile come marmitte, sedili e gomme smembrati, modificati e riassemblati nello spazio.

gambuti.fp@gmail.com

Anche le tracce lasciate dall'automobile elevata ad oggetto di culto, e la luce dei suoi fari, prendono parte a questa composizione di scarti materica e sporca. Il disagio dell'artista si riflette sui curatori dello spazio che decidono per questa terza mostra di delegare la curatela a Nicolas Vamvouklis. Questa scelta sottolinea la voglia di riflettere sugli alti ritmi di produzione e sulle richieste asfissianti del sistema dell'arte nella nostra società.

Abbiamo fatto qualche domanda a Michele Bertolino, Bernardo Follini e Giulia Gregnanin di Il Colorificio sulla loro linea curatoriale e sui loro progetti.

Creators: dove si inserisce Il Colorificio nel magma delle realtà indipendenti artistiche Milanesi?
Il Colorificio: Sicuramente, da una parte, Il Colorificio è uno dei tanti elementi appartenenti a quella miscela eterogenea e caotica che è la realtà degli spazi progetto milanesi. Dall'altra, però, tenta di differenziarsi, proponendo una piattaforma di sperimentazione che fa della "messa in questione" la propria linea curatoriale.

gambuti.fp@gmail.com
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La vostra casa è il quartiere Giambellino, i vostri vicini un ferramenta e un Doner Kebab, perché questo quartiere così distante dai 'luoghi dell'arte'? In che modo le trasformazioni che lo attraversano vi influenzano?
L'ingresso in Giambellino è dovuto a una serie di fattori, primo tra tutti la disponibilità dell'immobile, il "Colorificio Giambellino", una bottega adibita alla vendita di vernici attiva dagli anni '60, in seguito trasformata in negozio di vestiti e poi rimasta sfitta.
Oltre che aprire uno spazio votato all'arte contemporanea, volevamo ristabilire una connessione con un quartiere stratificato e complesso: quel Giambellino della Resistenza negli anni Quaranta, della Ligera nei Cinquanta, dei versi di Giorgio Gaber o della prosa di Giovanni Testori nei Sessanta, della genesi delle Brigate Rosse nei Settanta, della fuga dei giovani a causa dell'eroina negli Ottanta e dell'arrivo di considerevoli flussi migratori dai Novanta. Sebbene non sia nostra intenzione alimentare il mito romantico della periferia come ultimo baluardo dell'autenticità, è innegabile che queste zone forniscano una serie di suggestioni.

gambuti.fp@gmail.com


Vasilis Papageorgiou, Take a walk on the wild side

gambuti.fp@gmail.com

Vasilis Papageorgiou, Untitled

Ne Un manifesto giallo dal Giambellino dichiarate di non avere un'identità come spazio, ma di volerla costruire progetto dopo progetto. Dopo tre progetti espositivi chi siete e chi volete essere?
Il nostro Manifesto Giallo voleva essere una sorta di anti-statement, un modo per sottrarci dal rischio di una direzione univoca e preimpostata. Oggi possiamo dire che per noi la mostra è un vero e proprio strumento di confronto, uno spazio in cui ci appropriamo dei dubbi dell'artista, inneschiamo simmetrie momentanee e squilibri produttivi. Così il fallimento analizzato da IOCOSE in Failing Forward rispecchia anche le domande seguenti all'apertura di un nuovo spazio. Gli interrogativi di Deniz Eroglu sull'incomunicabilità dell'artista e, più in generale, dell'intellettuale ci hanno portato ad approfondire la questione della restituzione pubblica. L'ironico grido di spossatezza di Exhausted riguarda anche la stanchezza di un team di tre giovani curatori, già pronto a delegare a un curatore esterno — Nicolas Vamvouklis. In futuro vorremmo essere ancora più disinibiti in queste operazioni.

gambuti.fp@gmail.com


Vasilis Papageorgiou, Untitled

15. Vasilis Papageorgiou, Cheap Imitations, exhaustion pipes.jpg


Vasilis Papageorgiou, Cheap Imitations, exhaustion pipes

gambuti.fp@gmail.com


Vasilis Papageorgiou, Take a walk on the wild side

gambuti.fp@gmail.com


Vasilis Papageorgiou, Take a walk on the wild side

IOCOSE e l'universo digitale, l'ambiente contemplativo e immersivo di Deniz Eroglu, la stanchezza nelle opere di Papageorgiou. Medium, artisti e linguaggi molto diversi tra loro. Continuerete ad avere un approccio così aperto e cross mediale o siete alla ricerca della vostra identità?
Riprendendo le fila dell'ultima risposta, pensiamo che attualmente un approccio del genere sia il più idoneo per poter dilatare i confini e i vincoli della nostra visione. In qualche modo è proprio l'autonomia dei singoli progetti a costituire un'identità fatta di tappe, di singoli passi di senso compiuto. La sfida rimane quella di costruire una coerenza che si basi sulla discontinuità, una direzione che si possa scorgere unicamente a distanza. D'altra parte l'identità non può e non deve essere una.

Visita EXHAUSTED di Vasilis Papageorgiou presso Il Colorificio fino al 10 Settembre 2017.